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Archivio mensile:luglio 2014

1Prima data per la presentazione del libro di Francesca Brignoli e Nuccio Lodato “Marylin Monroe. Inganni” al Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico di Milano (Via Gluck 45) di Milano all’interno di un week end interamente dedicato alla diva, con mostre, proiezioni e l’incontro, sabato 2 agosto alle ore 18.30 con gli autori del libro, moderati da Riccardo Mazzoni. Nell’occasione sarà proiettato il montaggio antologico di Cristina Savelli con sequenze tratte da alcuni fra i principali film realizzati da Marylin Monroe (in lingua originale).

Ingresso libero.

Riportiamo tutto l’interessante programma dell’iniziative che il Museo dedica alla diva, a 52 anni dalla sua scomparsa.

Sabato 2 e domenica 3 agosto 2014

Milano Marilyn

una mostra e un incontro per ricordare Marilyn Monroe nell’anniversario della morte: i suoi film, la sua poesia, i suoi segreti

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 1962 a Brentwood, nei sobborghi di Los Angeles, Marilyn Monroe ha smesso per sempre di recitare. Sono passati più di 50 anni (52 per l’esattezza) da quel giorno eppure nessuno sa cosa sia veramente successo quella notte. Le teorie sono molte, tutte affascinanti: c’è chi propende per il suicidio, chi per l’omicidio, ma c’è anche chi ritiene che si sia rifatta una vita e gestisca, ormai ottantenne, un drive sulla 66. E c’è chi è convinto che, stanca della ribalta, viva su un’isola dei Carabi con Elvis e Moana. Comunque, a prescindere dai misteri che si nascondono dietro la sua morte, Marilyn rimane una figura mitica… pura poesia. Quale occasione migliore per ricordare nell’anniversario della sua morte quella che è stata definita la donna più bella del mondo? Per farlo Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico di Milano (Via Gluck 45) le dedica un week-end davvero speciale, animato da una mostra, proiezioni video e da un incontro (sabato ore 18.30) con esperti e appassionati. La mostra, a ingresso gratuito, è aperta sabato 2 e domenica 3 agosto dalle 14.00 alle 19.00. La mostra chiude il ciclo estivo del museo che chiude per tutto il mese di agosto per riaprire a settembre!

L’INCONTRO – MARILYN: CINEMA E NON SOLO

Sabato 2 agosto, a partire dalle 18.30, si terrà un affascinante incontro con esperti e studiosi che racconteranno al pubblico la Marilyn attrice e donna, la poesia e la tragedia della sua vita. Saranno presenti Francesca Brignoli e Nuccio Lodato, autori del recentissimo saggio “Marilyn Monroe. Inganni”. L’incontro, moderato da Riccardo Mazzoni, sarà accompagnato da spezzoni originali e video realizzati per l’occasione.

LA MOSTRA – MARILYN CINEMA E NON SOLO

Nel 1954 Marilyn Monroe si è aggiudicata l’Henrietta Award, il premio (oggi conosciuto come Golden Globe) attribuito dal 1951 al 1980 dalla Hollywood Foreign Press Association, come “migliore attrice del mondo”. Ecco una seconda ragione per ricordarla interprete meravigliosa dei suoi 33 film interpretati tra il 1947 e il 1962. Per l’occasione, nella Sala Hollywood di Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico di Milano, verrà allestita una piccola mostra che esporrà una selezione dei manifesti più rari e spettacolari dei suoi film e una ricca serie di fotobuste che raccontano la sua carriera, da “Niagara” a “Il Principe e la Ballerina”, da “A qualcuno piace caldo” a “Quando la moglie è in vacanza”. Non solo cinema: grazie alla collaborazione di alcuni collezionisti saranno esposte una parte delle riviste italiane che a partire dai primi anni Cinquanta fino a quel fatidico 1962, le hanno dedicato articoli e copertine, un viaggio alla scoperta di come gli italiani hanno imparato a conoscerla. Sul megaschermo della sala si alterneranno i trailer originali dei suoi film. La mostra è aperta sabato 2 e domenica 3 agosto dalle 14.00 alle 19.00. La mostra chiude il ciclo estivo del museo che chiude per tutto il mese di agosto per riaprire a settembre!

LA POESIA DI MARILYN TRA ARTE E FUMETTO

Ralph Waldo Emerson scrisse che “Solo la poesia ispira poesia”… sarà certo per questo che poeti come Pier Paolo Pasolini, Ernesto Cardenal, Baernie Taupin ed Elton John hanno scritto per Marilyn parole e musiche indimenticabili. Ed è sempre per il suo essere “pura poesia” che un gran numero di autori l’hanno posta al centro della loro creazione artistica, ognuno raccontandola con il suo linguaggio, le sue idee, la sua espressione personale. La mostra vuole testimoniare questa ricerca affascinate partendo dai magnifici omaggi di tre maestri del fumetto italiano come Milo Manara, Sergio Toppi e Guido Crepax: Manara è autore di un magnifico calendario (2004) dedicato alle dive sexy di Hollywood in cui, ovviamente, compare la Nostra, Toppi di una storia “gialla” sceneggiata da Milo Milani con Marilyn impegnata in una storia avvincente accanto al grande Hitchcock e Crepax di quattro splendide illustrazioni (1982), realizzate per il libro di Vincenzo Mollica e Marco Giovannini, che racchiudono la sua parabola dallo spettacolo in Corea per i militari americani al set de Gli Spostati. Non mancheranno gli omaggi di altri due celebri pennelli italiani come Carlo Jacono (indimenticato autore delle copertine dei Gialli Mondadori) e Silvano Campeggi (autore anche del manifesto della mostra), pittore toscano noto con il nome d’arte “Nano” che ritrasse Marilyn per molti manifesti cinematografici avendo l’occasione unica di ritrarla dal vivo.

In mostra anche riproduzioni di tavole e gli albi originali dei fumetti in cui Marilyn compare come coprotagonista accanto a veri e propri miti del fumetto italiano. Eccola dunque nel 1984 in una storia di Ken Parker, disegnata da Giancarlo Berardi e sceneggiata da Ivo Milazzo, o prestare il suo volto alla perfida antagonista di Diabolik, che incontra nel 1966 in un’avventura giallo/nera con spunti rosa in cui recita il ruolo di una finta scrittrice, Katia Wander, riuscendo, grazie a un bacio galeotto, perfino a catturare il Re del Terrore. Anche questa è poesia.

A completare il percorso saranno gli omaggi artistici di Anna Pennati (con fantasiosi collage creativi dedicati all’attrice), di Silvia Taietti, di Rosella Banfi e dello street artist di Acme 107, autore del magnifico murales che adorna il muro esterno del museo.

MARILYN E LA POESIA

Marilyn amava la poesia, amava leggerla e amava scriverla, ecco perché la mostra propone la lettura e l’ascolto delle “sue” poesie. “Quel che ho dentro nessuno lo vede ho pensieri bellissimi che pesano come una lapide. Vi prego fatemi parlare”, non è che uno dei versi trovati dopo la sua morte sfogliando le sue carte, le sue agende e i suoi diari. Poesie delle quali si vergognava: “Di tanto in tanto faccio delle rime ma non prendetevela con me. All’inferno, so benissimo che non si vende; quel che voglio dire è quel che ho in testa. Dipingere i piatti, dipingere i desideri con i pensieri che volano via prima che muoia e pensare con l’inchiostro”. Erano poesie che scriveva di nascosto, quasi volesse liberarsi dell’immagine che si era costruita, “Il mio involucro invecchia ma io devo ancora nascere”, e che erano, forse, il tentativo di ritrovare la felicità della bimba “infelice” che era stata: “Trentacinque anni vissuti con un corpo estraneo, trentacinque anni con i capelli tinti, trentacinque anni con un fantoccio. Ma io non sono Marylin io sono Norma Jean Baker perché la mia anima vi fa orrore come gli occhi delle rane sull’orlo dei fossi?” Eppure quella Marilyn, consapevole di essere intrappolata in una gabbia dorata: “Sono orribile ma datemi tempo mi truccherò la faccia ci metterò sopra qualcosa di splendente e sarò di nuovo Marilyn Monroe”, che voleva essere Norma Jean era poesia allo stato puro. E non solo perché le sue forme erano rime perfette o il suo muoversi rappresentazione dell’armonia. La sua vita era stata, incurante della sintassi e dell’ortografia, una infinita licenza poetica.

A seguito dell’intervista a Francesca Brignoli sul suo penultimo libro, ci è sembrato doveroso pubblicare una parte del lavoro di Cristina Savelli preparato per la presentazione del volume edito da Le Mani-microart’s nel 2011 “Liliana Cavani. Ogni possibile viaggio”.

Il filmato ripercorre la produzione cinematografica della regista da cui sono stati estrapolati alcuni brani dai suoi principali lavori cinematografici. La durata del video, che avremmo potuto inserire nella sezione ‘Omaggi’, è di circa 20′ (2012).

E aggiungiamo che, nell’attesa di vedere il prossimo anno il suo terzo Francesco (sono in corso le riprese della miniserie televisiva prodotta dalla Ciao Ragazzi di Claudia Mori per RAI), ci piace riportare l’inizio del capitolo Attori del libro di Francesca Brignoli, in un qualche modo correlato a  quanto riportato nell’intervista televisiva:

“Nel cinema di Liliana Cavani si muovono protagonisti complessi, che sperimentano smarrimenti, consapevolezze e bagliori: al centro c’è sempre un personaggio, la sua storia, il suo “pensiero sperimentante. (…) E’ un’idea di cinema che si traduce nella scelta dell’interprete e della sua direzione, che sostanzia il film a partire dall’unità base dell’inquadratura fino all’atmosfera generale del racconto, nutrendosi della fluida, intensa rete di scambio tecnico-emotivo-creativo tra regia e attore.

(…) l’attore, poi, assume non un ruolo ma se stesso in quel film, per il quale il regista l’ha ritenuto adatto, adatto, si badi, non per le sue doti interpretative, ma per quel temperamento, per quelle fattezze umane che possiede |…| Nel cinema il regista deve trovare l’uomo che abbia i sentimenti e il corpo corrispondenti a ciò che ha intenzione di raccontare.(*)

 

 

(*)L. Cavani, “Note sull’attore cinematografico“, Centro Sperimentale di Cinematografia, anno accademico 1960-61. Il lavoro viene pubblicato in “Studium”, 7, luglio-agosto 1961.

 

Passaggio televisivo per Francesca Brignoli, che dopo essere stata ospite insieme a Nuccio Lodato della trasmissione di Tatti Sanguineti “Storie di Cinema” il 29 aprile scorso per la presentazione in anteprima del loro ultimo volume “Marilyn Monroe. Inganni” (presto pubblicheremo un estratto del video), è stata intervistata da Marianna Malacaria per la rubrica di IRIS “Ti presento un libro”,

Nella trasmissione Francesca parla di Liliana Cavani, concentrandosi sui temi centrali del suo cinema, impropriamente spesso definito “scandaloso”, come sottolinea Francesca, anche perchè è “un cinema di grande potenza erotica, anche nelle sue prove apparentemente più lontane.”

L’intervista è stata registrata negli splendidi cortili dell’Università di Pavia in Corso Strada Nuova ed è andata in onda il 25 giugno 2014.

 

La puntata integrale della trasmissione è visibile qui.

              di Silvia Ferrari Lilienau Si è conclusa la prima Residenza d'Artista Ar.Vi.Ma. 2014, con un'installazione site-specific di Iris Dittler in Santa Maria Gualtieri. Il lavoro dell'artista austriaca ha preso il via da una rivisitazione del Romanico pavese. La ricerca, condotta nelle basiliche romaniche della città, si è infine concentrata in Santa Maria Gualtieri, non tanto perché luogo espositivo deputato, quanto piuttosto per la sua più complessa natura sedimentativa, che nel tempo ha visto la chiesa non più officiata trasformarsi in magazzino e abitazione, prima del recupero che l'ha ricondotta all'aspetto attuale. Iris Dittler da anni lavora sulla relazione tra il corpo e lo spazio, individuando nel corpo un'architettura a fronte del contesto, all'interno della quale tratti dell'ambiente possono trovare ideale collocazione. Il corpo diventa cioè somma di luoghi in cui si concretizzano momenti dello spazio circostante, poi tradotti in oggetti che sono la restituzione del luogo prima assorbito. Purché tra spazialità fisica e spazio percorso sia possibile un contatto. Il Romanico pavese, nella seduttività materica dell'arenaria, come nel rosso del mattone, o nei bassorilievi di demoni e sirene, è un richiamo forte ai peccati della carne e all'elevazione dello spirito, al corpo come involucro materiale di un'interiorità invece smaterializzata. Ma la ricerca sul corpo è andata oltre, stabilendo un raccordo ulteriore con la storia che ha legato Pavia a Vienna nel secondo Settecento. La scuola di chirurgia dell'università pavese era infatti eccellenza che si avvaleva – fra l'altro – dell'opera del ceroplasta Clemente Susini, contemporaneamente attivo a Firenze – governata da un Asburgo, il Granduca Leopoldo – e nella Vienna di Giuseppe II. Così, lo Josephinum di Vienna e l'università di Pavia hanno in comune cere anatomiche eseguite per meglio indagare il corpo umano. In strutture metalliche sottili e teche o basi di vetro, Iris Dittler ha allora collocato piccoli oggetti di sutura concettuale tra Romanico e Illuminismo, fra spiritualità e sperimentalismo scientifico, lasciando che la leggerezza degli oggetti e la loro ambiguità vibrassero nell'atmosfera sacrale di Santa Maria Gualtieri. Ognuna delle teche rimando a una sezione del corpo dell'artista in cui si fosse impressa una suggestione, con allusioni a piccoli strumenti chirurgici per sondare il sedimento e la sua forma, il suo peso. Da cui il titolo, a metà tra la visione e l'incubo: abita sotto la lingua. Sotto e non sopra la lingua, altrimenti potrebbe semplicemente essere detto, consentendo di liberarsene. Invece no, quello che sta sotto si diffonde in tutto il corpo, e recuperarne le tessere richiede un lavoro più introspettivo. Qua e là gruppi di piastrelle blu, a scandire una sorta di percorso iniziatico dalla controfacciata al coro, personale omaggio a Yves Klein e al fascino da lui subito dai cieli blu di Giotto ad Assisi. Alleggerimento anche di un rovesciamento di sé fisicamente quasi doloroso. (foto di Andrea Pizzocchero) DSC_1499 DSC_1511                       DSC_1518 DSC_1503    

“La biografia oggettivamente tragica di questa persino troppo umana e umanizzabile diva, bollata a posteriori una volta per sempre, purtroppo, dalla riservata ma terribile scheda diagnostica niente meno che di Anna Freud ricordata in cronologia, si rivela una sequela presso che continua, presso che insostenibile, di inganni e anche, purtroppo, di autoinganni. Sempre seguiti, di fatto, da oggettivi disinganni, ma spesso anche da forti prese di coscienza e di coerenti mosse conseguenti.”

 

“Abbandonando l’atteggiamento nevrotico delle mani, e la rigidezza della postura (quando Jed la vede per la prima volta, lontana, dalla finestra di fronte, sta danzando), sembra addirittura quasi cresciuta fisicamente e insieme farsi languida, mentre il suo sguardo si illumina (oltre che della brillantezza dei gioielli: i diamanti, già una vera ossessione per i registi creare questo binomio) di una nuova luce, portatrice di follia e insieme di invito al gioco (pericoloso), all’avventura, al sesso: sorride, ride, ammicca immaginando il suo futuro viaggio in Sudamerica, inventandosi un’altra identità.”

da: Marilyn Monroe. Inganni, di Francesca Brignoli e Nuccio Lodato. Le Mani-microart’s (2014).

 

 

Diamonds Are a Girl’s Best Friend (Jule Styne, Leo Robin)

 

Breve estratto dal video antologico destinato alla presentazione del libro edito nel 2014 da Le Mani-microart’s, “Marilyn Monroe. Inganni” scritto da Francesca Brignoli e Nuccio Lodato.

Il video è stato prodotto senza finalità di lucro da Beaubart – Associazione Culturale e presentato in anteprima al XXIV STUDIARE CINEMA – CONVEGNO DI STUDI, Bergamo, 20-21-22 settembre 2013. FIC – Federazione Italiana Cineforum,
in collaborazione con Università degli Studi di Bergamo, Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Pavia, Università degli Studi di Torino – DAMS – Centro Ricerche Attore e Divismo (CRAD), Lab 80
cineforum-fic.com/altre-attivita/

Il prodotto è destinato ad ambiti didattici, scolastici, convegni e per la presentazione del libro.
(2013) Beaubart cf. 94179440485 beaubart.asscult@gmail.com beaubart.wordpress.com

 

E’ uscito il libro di Francesca Brignoli e Nuccio Lodato su Marilyn Monroe, Inganni, edito da Le Mani-microart’s.

copertina-Marilyn

Un saggio storico-critico, l’analisi mirata dei suoi maggiori film, la rivisitazione disincantata della sua biografia, oltre a filmografia e bibliografia, ne ripercorrono la parabola, alla ricerca di
quello “specifico Monroe” che illumina per sempre gli schermi e la cultura cinematografica del suo secolo, e non solo di quello.

 

Mito, leggenda, icona. Ma anche, prima di tutto, attrice. A oltre mezzo secolo dalla scomparsa, Marilyn Monroe continua a essere l’immagine più abbagliante di un universo pop che di lei si è nutrito, facendone il simbolo senza tempo della bellezza e del fascino, in ragione di una sensualità ostentata e provocante, dolcissima ma disperata. Citata, clonata, omaggiata dall’anno della sua morte a oggi, è l’ultima grande star di Hollywood. Un fenomeno cinematografico, di cui il talento è stato forse l’aspetto meno indagato.

Dopo una distruttiva infanzia e una prima giovinezza difficile, i lavori umili e le scelte sentimentali poco fortunate, Norma Jean Baker inizia la carriera come modesta fotomodella e attricetta. Ma pochi anni dopo diventa “la Monroe”: in breve, grazie a formidabili apparizioni, esplosiva regina dello star system. All’ombra di una clamorosa ma contorta e sofferta vita extrafilmica, tra fulminei matrimoni da rotocalco, reiterate relazioni pericolose e ossessionanti ricoveri ospedalieri – che presto ne sovrastano tragicamente i meriti – costruisce una carriera personalissima. Eccola illuminare film leggendari, diretta anche da Huston (Giungla d’asfalto, Gli spostati), Hathaway (Niagara), Preminger (La magnifica preda). Al registro di attrice drammatica – raffinato anche grazie all’incontro con Strasberg all’Actor’s Studio – si affiancano le indimenticabili prove nelle commedie: da Il magnifico scherzo e Gli uomini preferiscono le bionde di Hawks a Come sposare un milionario per Negulesco, fino a  Quando la moglie è in vacanza e A qualcuno piace caldo con Wilder e a Facciamo l’amore firmato Cukor: come avrebbe dovuto essere anche il Something’s Got to Give tragicamente mai portato a termine.

 

 

 

Gli autori

Nuccio Lodato (Voghera 1946), dal 2003 al 2013 professore a contratto di Storia e critica del cinema e discipline affini all’Università di Pavia e consulente in materia della Provincia pavese negli anni Settanta – Ottanta, è autore, compartecipe o curatore di numerosi volumi. Ha scritto per le principali riviste italiane e dal 1981 collabora a “Cineforum” (e ora a “cineforumweb”, “FilmTV” e “Lost Highway”). Presidente del Teatro Comunale di Alessandria (1990-94 e 2012-13) vi si è occupato dal 1978 al 2010 del Premio “Adelio Ferrero”, condirigendo in parallelo dal 2002 il festival della critica “Ring!”. Aderisce all’Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema.

Francesca Brignoli (Pavia 1966) si è laureata in Storia e critica del cinema a Pavia, dove lavora presso l’Assessorato alla Cultura della Provincia come specialista di attività dello spettacolo. Ha pubblicato Liliana Cavani. Ogni possibile viaggio (Le Mani Editore, 2011) e, con Nuccio Lodato, Ingrid Bergman. La vertigine della perfezione (Le Mani Editore, 2010).

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