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2014, Marilyn Monroe. Inganni, Le Mani-microart’s.

Mito, leggenda, icona. Ma anche, prima di tutto, attrice. A oltre mezzo secolo dalla scomparsa, Marilyn Monroe continua a essere l’immagine più abbagliante di un universo pop che di lei si è nutrito, facendone il simbolo senza tempo della bellezza e del fascino, in ragione di una sensualità ostentata e provocante, dolcissima ma disperata. Citata, clonata, omaggiata dall’anno della sua morte a oggi, è l’ultima grande star di Hollywood. Un fenomeno cinematografico, di cui il talento è stato forse l’aspetto meno indagato.

Dopo una distruttiva infanzia e una prima giovinezza difficile, i lavori umili e le scelte sentimentali poco fortunate, Norma Jean Baker inizia la carriera come modesta fotomodella e attricetta. Ma pochi anni dopo diventa “la Monroe”: in breve, grazie a formidabili apparizioni, esplosiva regina dello star system. All’ombra di una clamorosa ma contorta e sofferta vita extrafilmica, tra fulminei matrimoni da rotocalco, reiterate relazioni pericolose e ossessionanti ricoveri ospedalieri – che presto ne sovrastano tragicamente i meriti – costruisce una carriera personalissima. Eccola illuminare film leggendari, diretta anche da Huston (Giungla d’asfalto, Gli spostati), Hathaway (Niagara), Preminger (La magnifica preda).Al registro di attrice drammatica – raffinato anche grazie all’incontro con Strasberg all’Actor’s Studio – si affiancano le indimenticabili prove nelle commedie: da Il magnifico scherzo Gli uomini preferiscono le bionde di Hawks a Come sposare un milionario per Negulesco, fino a  Quando la moglie è in vacanza A qualcuno piace caldo con Wilder e a Facciamo l’amore firmato Cukor: come avrebbe dovuto essere anche il Something’s Got to Give tragicamente mai portato a termine.

Un saggio storico-critico, l’analisi mirata dei suoi maggiori film, la rivisitazione disincantata della sua biografia, oltre a filmografia e bibliografia, ne ripercorrono la parabola, alla ricerca di quello “specifico Monroe” che illumina per sempre gli schermi e la cultura cinematografica del suo secolo, e non solo di quello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2011. Liliana Cavani. Ogni possibile viaggio, Le Mani-microart’s.

Regista dello scandalo, per di più donna. Provocatrice, cattolica del dissenso. Intellettuale laica e trasgressiva. Tra demonio e santità. Cinema, televisione, lirica. Due cortometraggi, undici tra documentari e inchieste, sedici film. Il portiere di notte, Al di là del bene e del male e Francesco i titoli più noti di un corpus coerente per originalità d’ispirazione e audacia immaginativa, che consegna la figura di Liliana Cavani alla storia del cinema e della cultura europea.

Il portiere di notte – riflessione sul nazismo che diventa analisi dell’amore come luogo psichico assoluto – è il capitolo più altisonante di una carriera dalla spiccata vocazione cosmopolita, per contenuti, scenari, territori storici e culturali attraversati, ravvisabile anche nelle combinazioni produttive dei suoi film, in cui dirige cast internazionali (da Lou Castel a Pierre Clementi a Dirk Bogarde, da Charlotte Rampling a Erland Josephson, da Marcello Mastroianni a Claudia Cardinale, Burt Lancaster, Mickey Rourke, John Malkovich).

La sua opera è la ricerca inesausta attraverso il mistero e il bisogno dell’esserci, dove protagonisti onerosi si spostano dentro e fuori le mura della storia e del tempo in percorsi di sperimentazione continua, tra smarrimenti, consapevolezze e bagliori. I film di Liliana Cavani sono storie di uomini e donne inquieti che amano, soffrono e cercano il bello senza mai sottrarsi ad alcuna prova. Un’antropologia di eroi antieroici, esseri umani normali e insieme archetipici per una carriera artistica che ha il sapore dell’esplorazione, dove ogni film è, prima di tutto, un invito a ogni possibile viaggio nel mondo, intrapreso per scardinare certezze, luoghi comuni, insinuare dubbi, guardare da altri punti di vista. Dal Francesco del 1966 a Galileo, da I cannibali a Al di là del bene e del male a La pelle, Interno berlinese, al secondo “viaggio” nell’universo dell’assisano, dove crea con Mickey Rourke il Francesco “definitivo”, fino a Ripley’s Game e ai recenti De Gasperi e Einstein.

Saggio storico-critico, l’analisi puntuale di tutti i suoi film (con gli apparati completi di filmografia e teatrografia) che racconta i viaggi di Liliana Cavani, mette a fuoco temi, luoghi e ispirazioni dell’opera di un autore anticonformista, che ha realizzato un cinema libero da dogmatismi, controverso, appassionato.

 

 

2010. Ingrid Bergman – La vertigine della perfezione, Nuccio Lodato e Francesca Brignoli, Le Mani-microart’s.

Per molti la più grande attrice della storia del cinema. A quasi trent’anni dalla sua scomparsa, continua ad essere il prototipo dell’interprete moderna: artista di straordinario talento che praticava con sensibilità, intraprendenza e passione – unite a un grande, “nordico” rigore – quella che per lei era sì una vocazione ma anche,  orgogliosamente e prima di tutto, la sua professione. Il gusto dello sperimentare le costruisce una carriera perfetta, a tutt’oggi mai eguagliata, che racchiude, dal formidabile esordio in Svezia negli anni Trenta del secolo scorso al ritorno in patria alla fine dei Settanta, una parte fondamentale delle vicende del cinema mondiale. Al talento di questa magnifica apolide, costantemente alla ricerca del nuovo, si deve la creazione di capolavori assoluti diretti da registi come Alfred Hitchcock, George Cukor, Roberto Rossellini, Jean Renoir, Ingmar Bergman. Dai fenomenali primi dieci anni a Hollywood, che segnano la nascita di una nuova tipologia di donna e di star – sofisticata ma naturale, «un misto di bellezza eccitante e fresca purezza», come la definì David O. Selznick – al fondamentale interludio in Italia e di qui alla grandiosa stagione tra Europa e Stati Uniti, Ingrid Bergman, negli anni della maturità (che ne amplificano talento e fascino), si afferma come modello insuperabile di una capacità attoriale creativa, libera, colta e indipendente: esemplarmente attuale.

Un saggio storico-critico, l’analisi dei film fondamentali della sua carriera, la rivisitazione biografica dell’attrice e gli apparati completi di  filmografia e teatrografia. Un invito a compiere un viaggio con lei, per leggere, rileggere, approfondire le pagine di un cinema che ha generato presenze fra le più potenti e indimenticabili nella cultura visiva del Novecento.

 


2008 Dal verbum al corpus. I due Francesco di Liliana Cavani,  in “Liliana Cavani. Una Regione piena di cinema”, Alessandria, Falsopiano.

2007 Pensiero e azione. Mappa cartografica degli episodi risorgimentali in provincia di Pavia, Novara, DeAgostini.

2005 Traduzione dal francese del saggio Lontano dall’Italia: Giuliano ad Avignone di Esther Moench, in “Giulio II. Papa, politico, mecenate. Atti del convegno”, Genova, De Ferrari.

2005 Traduzione dal francese del saggio Dalle fantasticherie di Clemente VI ai discorsi di potere dei mercanti. Soffitti dipinti in Provenza nel Trecento e nel Quattrocento di Esther Moench, in “Soffitti lignei. Atti del convegno internazionale di studi”, Pisa, ETS.

2004 La maschera e gli affetti. Venticinque anni di teatro a Pavia (catalogo della mostra).

2000 Luoghi di fede e di cultura, Milano, Litorama.

1998 Segnalazioni della mostra “Ambrogio da Fossano detto il Borgognone in “Museo in rivista”, Verolengo-Torino, Grafiche Ambert.

1997 Itinerari nel PaveseItinerari in Lomellina (collana “Le piccole guide della Provincia di Pavia).

1994-1996 collabora con il settimanale “Il Punto” di Pavia.


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