Un omaggio, un invito, un augurio.

Tratto dal film All that jazz di Bob Fosse (1979).

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“(…) Ho superato i monti, guadato i fiumi, come la guerra li aveva superati e guadati in un urlo insano. Ho visto l’erba bruciata, i campi riarsi… perché tanta distruzione caduta sul mondo? E la luce mi illuminò i pensieri. Nessun pensiero umano può dare una risposta a un interrogativo inumano. Io non potevo che portare un poco di pietà dove non era esistita che crudeltà. Quanti dovrebbero avere questa pietà! Allora non importerebbero la guerra, la sofferenza, la distruzione, la paura, se solo potessero da queste nascere alcune lacrime di carità umana. Vorrei continuare in questa mia missione, continuare nel tempo fino alla fine… (…)”

Tratto dal film L’arpa birmana (Biruma no tategoto) di Kon Ichikawa (1956).

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“Roberto Rossellini, come ebbe a dirci egli stesso, al tempo in cui incominciò a scrivere il soggetto di Europa ’51 aveva in mente, come modello ideale per la sua protagonista, la scrittrice francese Simone Weil. E, in verità, Simone Weil, laureata in filosofia e in matematica, poliglotta, filologa, letterata e saggista di cose politiche, sociali e religiose, impersonò alla perfezione quella posizione di terza forza o europea a cui Rossellini sembra voler alludere col titolo ambizioso del suo film. Simone Weil aveva, infatti, vissuto più o meno le stesse esperienze che l’eroina Irene fa nel film: si era accostata ai comunisti per poi dichiarare: “La rivoluzione è l’oppio dei popoli”; aveva, lei israelita, accettato il cristianesimo ma non aveva mai voluto piegarsi alla pratica cattolica; per vivere la condizione operaia si era fatta operaia lei stessa, nelle officine Renault, traendone la conclusione, come Irene, che il lavoro moderno è una maledizione che nessuna rivoluzione potrà mai né alleviare né modificare;  (…) Resta al film la grande qualità di aver portato sullo schermo questioni che di solito ne sono bandite. (…)

Ma resta soprattutto l’interpretazione di Ingrid Bergman che ad ogni fotogramma dimostra di aver creduto e di essersi appassionatamente immedesimata nel suo difficilissimo e ingrato personaggio. Quest’attrice singolare forse non aveva mai dato sinora in maniera così sensibile, vibrante e comunicativa la misura del suo talento. Nonostante le incongruenze del racconto, ella ci conquista e ci commuove continuamente, così che l’applauso che salutò, alla prima rappresentazione, la fine del film ci sembrò del tutto meritato, giusto omaggio ad un’arte d’attrice che ha dimostrato di saper superare anche quest’ultima, più difficile prova.  (…).” Alberto Moravia, L’Europeo, 22 gennaio 1953

Tratto dal film Europa ’51 di Roberto Rossellini (1952).

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