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cs-dittler-1IRIS DITTLER

Supernova Gallery | Palazzo Bottigella Gandini | Corso Mazzini 15 Pavia |

Dal 2014, la Civica Scuola d’Arte di Pavia ha introdotto un’attività sperimentale, in aggiunta agli insegnamenti canonici che ne costituiscono la tradizione: la Residenza d’Artista, una sorta di borsa di studio assegnata a un artista candidatosi e scelto da una commissione, chiamato a lavorare per tre settimane negli spazi dell’ Ar.Vi.Ma., ospite del Collegio Cairoli. L’artista che ha inaugurato i lavori è stata l’austriaca Iris Dittler, trentenne di forte tempra concettuale già attiva sulla scena europea. L’installazione risultata dal periodo di ricerca è stata pensata per Santa Maria Gualtieri e lì collocata brevemente lo scorso 20 giugno. Palazzo Bottigella Gandini consente ora di riconsiderarla, verificandone la capacità di dialogo con uno spazio ulteriore, in attesa della collocazione definitiva. In questa occasione saranno presentati i due cortometraggi realizzati da Silvia Migliorati sul lavoro dell’artista a Pavia e sulle atmosfere che quel lavoro ha temporaneamente sfiorato e, a sua volta, suscitato.

 

L’occasione permetterà al pubblico di visitare le due mostre tuttora in corso presso Palazzo Bottigella Gandini. Con Opere di Elisabetta Casella e Ilmondodivelia di Velia Gelli – prorogata fino al 29/11 – Supernova Gallery ha inaugurato un ciclo di personali che proseguirà con cadenza periodica. Un modo nuovo quello del “temporary” di proporre una presenza artistica di segno fortemente contemporaneo a Pavia. Durante i periodi di chiusura delle mostre temporanee, l’esposizione permanente della Galleria sarà comunque visitabile su appuntamento.

 

 

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              di Silvia Ferrari Lilienau Si è conclusa la prima Residenza d'Artista Ar.Vi.Ma. 2014, con un'installazione site-specific di Iris Dittler in Santa Maria Gualtieri. Il lavoro dell'artista austriaca ha preso il via da una rivisitazione del Romanico pavese. La ricerca, condotta nelle basiliche romaniche della città, si è infine concentrata in Santa Maria Gualtieri, non tanto perché luogo espositivo deputato, quanto piuttosto per la sua più complessa natura sedimentativa, che nel tempo ha visto la chiesa non più officiata trasformarsi in magazzino e abitazione, prima del recupero che l'ha ricondotta all'aspetto attuale. Iris Dittler da anni lavora sulla relazione tra il corpo e lo spazio, individuando nel corpo un'architettura a fronte del contesto, all'interno della quale tratti dell'ambiente possono trovare ideale collocazione. Il corpo diventa cioè somma di luoghi in cui si concretizzano momenti dello spazio circostante, poi tradotti in oggetti che sono la restituzione del luogo prima assorbito. Purché tra spazialità fisica e spazio percorso sia possibile un contatto. Il Romanico pavese, nella seduttività materica dell'arenaria, come nel rosso del mattone, o nei bassorilievi di demoni e sirene, è un richiamo forte ai peccati della carne e all'elevazione dello spirito, al corpo come involucro materiale di un'interiorità invece smaterializzata. Ma la ricerca sul corpo è andata oltre, stabilendo un raccordo ulteriore con la storia che ha legato Pavia a Vienna nel secondo Settecento. La scuola di chirurgia dell'università pavese era infatti eccellenza che si avvaleva – fra l'altro – dell'opera del ceroplasta Clemente Susini, contemporaneamente attivo a Firenze – governata da un Asburgo, il Granduca Leopoldo – e nella Vienna di Giuseppe II. Così, lo Josephinum di Vienna e l'università di Pavia hanno in comune cere anatomiche eseguite per meglio indagare il corpo umano. In strutture metalliche sottili e teche o basi di vetro, Iris Dittler ha allora collocato piccoli oggetti di sutura concettuale tra Romanico e Illuminismo, fra spiritualità e sperimentalismo scientifico, lasciando che la leggerezza degli oggetti e la loro ambiguità vibrassero nell'atmosfera sacrale di Santa Maria Gualtieri. Ognuna delle teche rimando a una sezione del corpo dell'artista in cui si fosse impressa una suggestione, con allusioni a piccoli strumenti chirurgici per sondare il sedimento e la sua forma, il suo peso. Da cui il titolo, a metà tra la visione e l'incubo: abita sotto la lingua. Sotto e non sopra la lingua, altrimenti potrebbe semplicemente essere detto, consentendo di liberarsene. Invece no, quello che sta sotto si diffonde in tutto il corpo, e recuperarne le tessere richiede un lavoro più introspettivo. Qua e là gruppi di piastrelle blu, a scandire una sorta di percorso iniziatico dalla controfacciata al coro, personale omaggio a Yves Klein e al fascino da lui subito dai cieli blu di Giotto ad Assisi. Alleggerimento anche di un rovesciamento di sé fisicamente quasi doloroso. (foto di Andrea Pizzocchero) DSC_1499 DSC_1511                       DSC_1518 DSC_1503    

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