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Con l’inizio del mese di dicembre 2011, è uscito nelle principali librerie il nuovo libro di Francesca Brignoli su Liliana Cavani, edito da Le Mani in collaborazione con l’Associazione Fondo Liliana Cavani e l’Associazione culturale Beaubart.

Regista dello scandalo, per di più donna. Provocatrice, cattolica del dissenso. Intellettuale laica e trasgressiva. Tra demonio e santità. Cinema, televisione, lirica. Due cortometraggi, undici tra documentari e inchieste, sedici film. Il portiere di notte, Al di là del bene e del male e Francesco i titoli più noti di un corpus coerente per originalità d’ispirazione e audacia immaginativa, che consegna la figura di Liliana Cavani alla storia del cinema e della cultura europea.

Il portiere di notte – riflessione sul nazismo che diventa analisi dell’amore come luogo psichico assoluto – è il capitolo più altisonante di una carriera dalla spiccata vocazione cosmopolita, per contenuti, scenari, territori storici e culturali attraversati, ravvisabile anche nelle combinazioni produttive dei suoi film, in cui dirige cast internazionali (da Lou Castel a Pierre Clementi a Dirk Bogarde, da Charlotte Rampling a Erland Josephson, da Marcello Mastroianni a Claudia Cardinale, Burt Lancaster, Mickey Rourke, John Malkovich).

La sua opera è la ricerca inesausta attraverso il mistero e il bisogno dell’esserci, dove protagonisti onerosi si spostano dentro e fuori le mura della storia e del tempo in percorsi di sperimentazione continua, tra smarrimenti, consapevolezze e bagliori. I film di Liliana Cavani sono storie di uomini e donne inquieti che amano, soffrono e cercano il bello senza mai sottrarsi ad alcuna prova. Un’antropologia di eroi antieroici, esseri umani normali e insieme archetipici per una carriera artistica che ha il sapore dell’esplorazione, dove ogni film è, prima di tutto, un invito a ogni possibile viaggio nel mondo, intrapreso per scardinare certezze, luoghi comuni, insinuare dubbi, guardare da altri punti di vista. Dal Francesco del 1966 a Galileo, da I cannibali a Al di là del bene e del male a La pelle, Interno berlinese, al secondo “viaggio” nell’universo dell’assisano, dove crea con Mickey Rourke il Francesco “definitivo”, fino a Ripley’s Game e ai recenti De Gasperi e Einstein.

Un saggio storico-critico, l’analisi puntuale di tutti i suoi film (con gli apparati completi di filmografia e teatrografia) per raccontare i viaggi di Liliana Cavani, mettere a fuoco temi, luoghi e ispirazioni dell’opera di un autore anticonformista, che ha realizzato un cinema libero da dogmatismi, controverso, appassionato.

Francesca Brignoli risiede a Pavia. Nell’Università di questa città si è laureata in Storia e critica del cinema, discutendo con Lino Peroni una tesi su Liliana Cavani, alla quale ha dedicato un saggio nel volume collettaneo edito nel 2008 dalla Regione Emilia-Romagna (Falsopiano). Ha pubblicato, con Nuccio Lodato, Ingrid Bergman. La vertigine della perfezione (Le Mani – Microart’s, 2010). Dal 2004 lavora presso l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Pavia, come specialista di attività dello spettacolo.

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